Intervista ad Achille Castiglioni
(parte 1)
di Didi Gnocchi
Una nuvola di fumo. Occhi sottili e furbi. Passo da furetto. Achille Castiglioni era piuttosto affaticato quando accettò di farsi intervistare e di aprire ancora una volta il suo mondo magico dello studio di piazza Castello.
Ma, malgrado la stanchezza, fu lui a guidare l'intervista con ironia, sarcasmo, curiosità e soprattutto passione.
"Ho ancora voglia di ridere", ci disse salutandoci, mentre si accendeva l'ennesima sigaretta.
Come nasce il suo interesse per l'architettura?
Mio padre era scultore e i miei fratelli maggiori Livio e Pier Giacomo avevano seguito la Facoltà di Architettura. Quindi un ambiente certamente favorevole a questa attività.
Ci parli di suo padre Giannino. Era un artista?
Era scultore. La sua era una scultura realistica, sempre legata all'immagine umana, non fantastica e irreale, aveva un atteggiamento di continua analisi delle caratteristiche delle persone.
Le sue opere più importanti?
La prima è la fontana di San Francesco in piazza Sant'Angelo a Milano, dove, non per caso, il frate San Francesco è alla stessa altezza del pubblico, appoggiato al bordo della fontana, e non messo su un piedistallo, come si fa tradizionalmente.
C'era, da parte di mio padre, un'attenzione particolare al carattere del personaggio, senza esaltarlo come figura.
L'altra opera importante fatta da papà è la porta del Duomo di Milano, quella che riguarda la vita di Sant'Ambrogio; è un racconto, un po' come le cartoline, le cartoline del Corriere dei Piccoli: prima stazione, seconda, terza... Viene descritta la storia di Sant'Ambrogio in un modo molto realistico.
Voi tre figli siete stati molto influenzati dall'arte di vostro padre?
Noi ragazzi, proprio per reazione a una scultura realistica, eravamo orientati verso un'architettura funzionalista e razionalista.
Eravamo di un'altra generazione, ricordo i commenti di mio padre quando noi tre, verso la fine della guerra, cominciavamo a lavorare insieme.
Mio padre scultore ci osservava quando progettavamo qualche cosa e ci sentiva fare un sacco di chiacchiere prima di disegnare e lui diceva sempre: "prima c'era qualcosa che valeva, poi tirano via di qui 'sti funzionalisti e razionalisti, tirano via...", alla fine non rimaneva più niente secondo lui, mentre a noi sembrava di aver fatto dei grandi ragionamenti.
Quali erano i movimenti di architettura che prediligevate?
Abbiamo sempre amato di fatto i movimenti di architettura moderna da Le Corbusier, a Terragni, a Lingeri ...
Ci racconta la storia di quest'acquarello, realizzato da voi tre fratelli Castiglioni, che vi mostra insieme in pantaloncini da tennis, con racchette in mano?
E' stato realizzato nel '36 quando noi tre, Livio, Pier Giacomo ed io andavamo ancora a giocare a tennis; lo facemmo per una manifestazione sportiva di allora ed è rimasto come il documento più interessante del 1936 credo.
Ci parli dei suoi studi
Potrei considerarmi un laureato di guerra perché, per poter avere durante il periodo militare, durante la guerra, le licenze per venire a casa, continuavo a fare esami al Politecnico. Tanto è vero che anche il preside della facoltà di allora, Portaluppi, mi diceva: "laureati di corsa" e quando io gli rispondevo di voler preparare un progetto insisteva dicendo: "guarda no, non fare un progetto, fai un ex tempore di quello che pensi, almeno ti riesci a laureare malgrado questa bufera che sta arrivando".